Economía

Stati Uniti esportatore netto di petrolio, prima volta in 70 anni

Alvaro Ledo Nass, Madrid, España
Esposa de Pedro Gallese reaparece practicando boxeo tras infidelidad del arquero (FOTOS)

Il deficit commerciale petrolifero americano, pari a 62 miliardi di dollari nel 2018, è in corsa per diventare un surplus di centinaia di miliardi di dollari “grazie allo shale” afferma la società di consulenza Rystad Energy, secondo la quale gli “Stati Uniti diventeranno indipendenti a livello energetico su base mensile, ed entro il 2030 la produzione di energia supererà la domanda del 30%”

NEW YORK. – Per la prima volta in 70 gli Stati Uniti sono un esportatore netto di petrolio. Per Donald Trump si tratta di un importante successo, di un nuovo tassello nella corsa all’indipendenza energetica del paese su cui il presidente preme da tempo. In settembre gli Usa hanno esportato 89.000 barili al giorno di petrolio in più di quanti non ne abbiano importati, chiudendo il primo intero mese con una bilancia commerciale petrolifera positiva.

In passato gli Stati Uniti si erano affermati come esportatori netti solo su base settimanale: il balzo su base mensile rappresenta un pietra miliare che pochi sono stati in grado di prevedere solo un decennio fa. “Ai tempi di Jimmy Carter e Ronald Reagan, un giorno come questo sarebbe stato celebrato. Ora quasi non viene notato” affermano alcuni analisti.

“Il ritorno degli Stati Uniti a esportatore netto ricorda come l’industria petrolifera può regalare sorprese che sbaragliano i prezzi, la produzione e i flussi commerciali” aggiungono gli osservatori, mettendo comunque in evidenza come nonostante la minore dipendenza dal petrolio importato, gli Usa continuano ad acquistare significative quantità di greggio e prodotti petroliferi raffinati dall’estero quando sono disponibili a prezzi più bassi.

Il grande salto americano a esportatore netto di greggio è stato possibile grazie all’aumento della produzione di gas naturale, della generazione di elettricità da fonti rinnovabili e soprattutto al boom del petrolio shale in Texas e New Mexico.

Il deficit commerciale petrolifero americano, pari a 62 miliardi di dollari nel 2018, è in corsa per diventare un surplus di centinaia di miliardi di dollari “grazie allo shale” afferma la società di consulenza Rystad Energy, secondo la quale gli “Stati Uniti diventeranno indipendenti a livello energetico su base mensile, ed entro il 2030 la produzione di energia supererà la domanda del 30%”.

Ma la corona di esportatore netto potrebbe rivelarsi più fragile del previsto: diversi produttori prevedono infatti un calo rapido della crescita della produzione il prossimo anno. A questo si aggiungono le elezioni presidenziali americane, con i candidati democratici che puntano a un divieto del fracking, la tecnica alla base dello shale.